
"È il cuore che è importante"
Io mi annovero tra quei pochi: infatti, non sono figlia di artigiani e non ho ereditato la passione per i cappelli dai miei genitori, ma questa inclinazione si è manifestata in età adulta, quando avevo già maturato delle decisioni importanti, a livello personale, lavorativo e, infine, anche spirituale.
Dopo i quarant’anni, mi sono sposata, ho avuto un figlio ed ho chiuso con la precedente esperienza lavorativa. Ho fatto una scuola di sartoria, all’esito della quale ho conseguito il Diploma di sarta professionale. Poi l’incontro fatale con il mondo della modisteria.
È bastato un workshop di due giorni, cui ho partecipato quattro anni fa a far scoccare la scintilla, da cui si è generato il desiderio di appropriarmi delle competenze indispensabili per realizzare cappelli artigianali fatti a mano con tecniche tradizionali. Non c’è stato un ragionamento pragmatico, bensì la comprensione che per realizzarmi avevo bisogno di lasciare campo aperto alla creatività e di come il processo di creazione dei cappelli fosse, per me, non semplicemente appagante, ma direi nutrimento dell’anima.
Come dice un grande Maestro buddista, “è il cuore che è importante”.
Ogni cappello è creato a mano con cura
Credo fermamente che un cappello abbia il potere di trasformare, di esaltare la bellezza intrinseca di chi lo indossa e di raccontare una storia unica; infatti, è molto di più di un semplice accessorio, è un pezzo di storia che si indossa ed un modo per esprimere la propria personalità.
Nel mio laboratorio, ogni cappello è creato a mano con cura, attenzione ai dettagli ed una profonda dedizione: non è solo un manufatto, ma un’opera d’arte che racchiude ore di lavoro, esperienza e, soprattutto, passione e che, una volta finito, viene indossato dal cliente, di cui completa l’outfit, dandogli un tratto distintivo e rendendolo unico.
Ognuno di noi è chiamato dalla vita a fare la sua rivoluzione umana, per fare emergere il suo vero io e mettere a frutto le sue potenzialità, verso la felicità. Io sto facendo la mia e non c’è per me maggior soddisfazione di cogliere lo sguardo di compiacimento del cliente che, guardandosi allo specchio con il cappello in testa, lo riconosce come il proprio.












